CARRELLO:
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FABRIZIO MELONI clarinetto

I PERCUSSIONISTI DEL TEATRO ALLA SCALA



Programma

Mauro Montalbetti
Concerto per clarinetto e percussioni
Dance I – Song I – Dance II – Song II

Fabio Massimo Capogrosso
Alchimie
per clarinetto e percussioni
Alchimia di sassi – Alchimia della luna – Alchimia del sogno

Hans-Günter Brodmann
Greetings to Hermann

Carlo Boccadoro
Blu oltremare
per clarinetto e percussioni
Prima esecuzione assoluta

David Friedman e Dave Samuels
Carousel

Incroci inediti fra clarinetto e percussioni
L’alba del Novecento è il periodo in cui molte certezze e gerarchie furono messe in di-scussione: all’improvviso tutto sembrò relativo, anche in campo musicale. In orchestra archi e fiati assistettero all’avanzata delle percussioni, le quali, progressivamente, acquisiro-no la stessa dignità artistica degli altri strumenti. Fino a tutto l’Ottocento le percussioni erano state impiegate soprattutto in pagine esplicitamente trasgressive, esotiche o bizzarre; anche compositori audaci come Berlioz o Rimskij-Korsakov, che seppero sfruttarle in modo mirabile, si allinearono a quella convenzione. La situazione cambiò radicalmente quando nel secolo scorso l’orizzonte della musica europea si aprì al resto del mondo e i compositori scoprirono che presso altre culture le percussioni erano usate in modi raffinati e che esse potevano costituire degli ensemble autonomi, di cui l’esempio più famoso è il gamelan indonesiano che stregò artisti quali Debussy. Fu allora che iniziò il lungo processo di emancipazione delle percussioni che portò intorno al 1950 alla nascita di un repertorio cameristico a loro dedicato. La storia della musica da camera per percussioni è dunque brevissima, ma si prospetta lunga e brillante come dimostrano le incredibili energie che molti autori contemporanei le dedicano.

Tra i pezzi più recenti di questo repertorio c’è il Concerto per clarinetto e percussioni, scritto nei primi mesi del 2019 dal compositore Mauro Montalbetti. In ogni sua creazione, l’au-tore riserva particolare cura al rapporto tra timbro e forma iniziando a lavorare a partire da un nucleo generatore, spesso di natura extramusicale; nel caso del Concerto tale nucleo è co-stituito da una coreografia immaginaria tradotta in una struttura musicale simmetrica (Dance I, Song I, Dance II, Song II, Dance III) che alterna episodi vitali dalla forte impronta ritmica, in cui il solista si contrappone alle percussioni, ad altri più intimi e lirici, in cui si privilegia l’aspetto timbrico. L’idea germinale della danza richiama implicitamente l’aspetto visivo e spettacolare dell’attività esecutiva dei percussionisti, che negli episodi energici delle dances dispiegheranno movimenti più ampi e vigorosi, e negli episodi calmi delle songs gesti più contenuti e leggeri.

Alchimie per clarinetto e percussioni di Fabio Massimo Capogrosso, allo stesso modo del Concerto per clarinetto e percussioni, è proposto in prima esecuzione assoluta. Come altre creazioni del musicista, anche questa prende ispirazione da una suggestione extramusicale: la riflessione di Jung sulla coscienza indagatrice dell’alchimista, che va al di là del dato concreto per penetrare nel profondo. Il pezzo si snoda in tre movimenti che si succedono senza soluzione di continuità: Alchimia dei Sassi, ispirata a Matera (città nella quale Capogrosso insegna Teoria dell’Armonia e Analisi), Alchimia della Luna, nella quale il vibrafono è suonato con gli archetti per ottenere un suono irreale e inquietante, e Alchimia del Sogno.

Greetings to Hermann, scritto dal compositore e batterista jazz Hans-Günter Brodmann nel 1987, è un pezzo dedicato a un ensemble di strumenti dal suono non determinato, nello specifico 6 tom e una grancassa. Qui la melodia e l’armonia sono escluse, lasciando spazio a una pagina di pura polifonia ritmica e timbrica, che sorprende tanto nei momenti di maggior energia sonora quanto in quelli più calmi e ricchi di pause.

Un’altra prima assoluta è Blu Oltremare per clarinetto e percussioni, del compositore, piani-sta, percussionista e direttore Carlo Boccadoro. Il pezzo si articola in quattro movimenti: il primo ha la funzione di un’introduzione lenta, in cui una melodia leggera del clarinetto, che spesso indugia nel registro acuto, si staglia sull’ostinato pianissimo del vibrafono, dall’effettoipnotico, mentre le altre percussioni punteggiano la pagina con interventi brevi; segue un Allegro violento dal ritmo dispari incessante che lascia spazio al solista in una parte molto virtuosistica; un Adagio misterioso e lieve precede il sorprendente finale.

Per soli marimba e vibrafono è invece Carousel di David Friedman e Dave Samuels. I due musicisti, che dal 1974 formano il duo Double Image, avevano concepito Carousel come pezzo di pura improvvisazione jazzistica, ma nel 1985 decisero di trascriverlo, lasciando alcune parti alla libertà creativa degli esecutori. La composizione evoca un giro in carosello attraverso l’uso di ostinati ritmici, che sembrano disegnare spirali continue, e una struttura cir-colare, con il ritorno della sezione iniziale nel finale.

Liana Püschel

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I Percussionisti della Scala