CARRELLO:
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MEDITERRANEA
CORPO DI BALLO DI DANIELE CIPRIANI ENTERTAINMENT


Coreografia
Mauro Bigonzetti

Musiche
W.A. Mozart, G. Ligeti, G.P. da Palestrina e musiche delle culture del Mediterraneo

Scelta musicale
Paride Bonetta, Mauro Bigonzetti

Ideatore Luci
Carlo Cerri

Costumi
Roberto Tirelli

Assistente alla coreografia
Stefania di Cosmo

Produzione
Daniele Cipriani Entertainment


Interpreti
Uomo di Terra Umberto Desantis
Uomo Di Mare Francesco Moro
Passo A Due Bianco Ilaria Grisanti e Marco Lo Presti
Passo A Due Errante Susanna Elviretti e Valerio Polverari
Passo A Due Rosso Andrea Caleffi e Davide Pietroniro
e il Corpo di Ballo della Daniele Cipriani Entertainment

“Mediterranea” nasce nel 1993 per il Balletto di Toscana ed ottiene subito uno strepitoso successo. Per i suoi quindici anni, nel 2008, viene ripreso e rimontato per la compagnia del Teatro alla Scala, segnando il primo debutto scaligero a serata intera di Mauro Bigonzetti. Per l’occasione Bigonzetti non si è limitato ad una semplice ripresa dell’originale ma attua una vera e propria riscrittura coreografica, facendo assumere alla coreografia un impatto fisico e visivo ancora maggiore e facendole acquistare il sapore della novità. Quest’operazione si rinnova oggi: a 25 anni dal suo debutto, la coreografia più rappresentata nel mondo di Bigonzetti, viene ripresa e messa in scena dai danzatori solisti della Daniele Cipriani Entertainment. “Mediterranea” non è un lavoro narrativo ma evocativo: una vera circumnavigazione del Mediterraneo, attraverso la musica delle culture che vi si affacciano e che fanno viaggiare lo spettatore nello spazio e nel tempo. Costruito con momenti di insieme alternati a passi a due, il balletto si dipana mettendo in risalto forza giovanile e bellezza, energia e velocità. I due protagonisti maschili, l’Uomo di Terra e l’Uomo di Mare, fungono da filo conduttore dello spettacolo. Alter ego l’uno dell’altro si incontrano e si scontrano in un complesso intreccio di sostegno e dipendenza reciproci. Tutta la danza è costruita nella coesistenza di emozioni opposte: movimenti energetici e scanditi si alternano a passaggi estremamente lirici. Il grande affresco Mediterraneo si chiude in un grande abbraccio finale tra i danzatori come simbolo di unione tra le diverse culture che animano questo Mare Nostrum. La coreografia è magistralmente supportata dalle splendide luci curate da Carlo Cerri che sottolineano le diverse atmosfere evocative del balletto. Nonostante i 25 anni trascorsi questo balletto è più che mai attuale perché specchio di queste nostre terre in cui tuttora si confrontano e si scontrano culture apparentemente diverse ma con una comune radice: il Mediterraneo.


Mediterranea. Un successo del balletto italiano che ha conquistato il mondo
di Silvia Poletti

Inno alla comunione e alle differenze delle culture che si sono confrontate nei secoli da una parte all’altra del Mare Nostrum, Mediterranea si pone come un divenire continuo di suggestioni visive, sapientemente evocate da una colonna sonora, curata insieme a Paride Bonetta, in cui musiche popolari di rara suggestione si miscelano a trascrizioni colte, da Mozart a Ligeti. Contrasti culturali, diverse forme di spiritualità, il fascino dell’ignoto e della scoperta – temi epici che ricorrono fin dall’Odissea in chi ha ‘vissuto’ questo nostro mare – si trasformano in una danza dal flusso inarrestabile e dall’attacco poderoso e sensuale insieme. Dal linguaggio di formazione (il classico) Bigonzetti prende l’amore per le linee e la regola del legato, ma lo plasma con il suo spiccato gusto per la posa scultorea, esaltante i nervi, i muscoli, la possenza fisica maschile e femminile. Istinto e logos, leggerezza e gravita. Estremi su cui si muove serrata, travolgente, spettacolare la sua danza. Creature ammantate nel nero del mistero e della notte, in rosso-come la passione e il sole che infuoca il Mediterraneo; e poi nell’etereo bianco della sua luce più abbacinante attraversano la scena ora con pose che rimandano alle sculture arcaiche, ora con slanci ferini, ora lirici arabeschi di carne. Nei duetti che punteggiano la coreografia si colgono le sfumature di una condizione umana legata al ‘viaggio’: quello dell’ebrea errante con la sua storia di persecuzione nel canto hondo di Carmen Linares; quello della sposa abbandonata dall’uomo che va per mare nel meraviglioso madrigale provenzale. Ma è la danza di insieme, i ritmi cadenzati e percossi con tutto il corpo, gli zigzag delle dinamiche, le saette delle braccia e delle gambe che rompono lo spazio a creare la tensione energetica di tutto il lavoro, a darne la cifra, tra raffinatezze accademiche e quel tocco pop spettacolare che il coreografo mostrerà di amare anche in seguito.